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All you need is...vax! (liberamente ispirato alla vignetta di Ellekappa di stamattina)

All you need is...vax! (liberamente ispirato alla vignetta di Ellekappa di stamattina)

Sono una scienziata, per cui quando un conoscente o un amico mi dice che non fa vaccinare i suoi figli perché i vaccini “fanno venire l’autismo”, mi armo della più recente revisione sistematica della Cochrane che dimostra che non vi è nessun legame causale tra le vaccinazioni obbligatorie e lo sviluppo di un disturbo dello spettro autistico. Perché bisogna prendersi la responsabilità delle proprie affermazioni ed essere in grado di argomentarle. Smettiamola di fare i pecoroni...o forse no? Già, perché di questi tempi si è sentito tanto parlare di gregge, in particolare di immunità di gregge. Ma pochi, o meglio, nessuno si è preso la briga di spiegarci cos’è veramente e come si raggiunge. 

Io non sono una virologa, quindi vi riporto, in maniera sintetica e semplificata, un articolo appena pubblicato dalla dott.ssa Angela Rasmussen, virologa del Center for Global Health Science and Security della Georgetown University, (Washington, DC), sulla rivista scientifica Cell Press. Potete trovare l’articolo originale QUI.

 

Già il titolo la dice lunga, e arriva dritto al punto: la vaccinazione è l’unico sentiero accettabile per l’immunità di gregge. Ora capiamo perché.

 

Cosa vuol dire “immunità di gregge”? 

Il termine storicamente è stato coniato da veterinari che si occupavano di bestiame nei primi del ‘900 e si riferiva ad “aborti contagiosi” nei greggi di bovini e ovini. Solo negli anni ’50, il termine venne usato per riferirsi a vaccini di nuova generazione e al loro potenziale di prevenire il propagarsi di malattie virali come la poliomielite.  Con l’associazione alle grandi campagne di immunizzazione, il termine “immunità di gregge” ha assunto il suo significato specifico di immunità di una popolazione acquisita tramite vaccinazione. Di recente, però, il termine è tornato al suo significato originario di immunità acquisita tramite infezione o immunizzazione e ha generato malintesi su come la soglia di immunità di gregge per il SARS-CoV-2 (il coronavirus responsabile della malattia COVID-19) può essere raggiunta. 

 

Come si definisce la soglia dell’immunità di gregge? 

Si stabilisce attraverso un calcolo matematico abbastanza semplice, che dipende dal numero di riproduzione di base, l’ormai famoso R0. R0, lo ricordo brevemente, misura il numero medio di infezioni secondarie provocate da una persona infetta in una popolazione di individui completamente suscettibili (sani e non immuni). La soglia dell’immunità di gregge si calcola con la formula: 1-1/R0, ed è quindi un rapporto (che possiamo trasformare in percentuale) che ci dice quante persone di una popolazione, stante l’indice di riproduzione del virus R0, dovrebbero essere immunizzate per non far più circolare il virus. Difficile da definire, visto che l’indice R0, ormai lo abbiamo capito, cambia continuamente e anche velocemente in base, per esempio, agli interventi messi in atto per ridurre il numero dei contagi. Comunque, qualche scienziato volenteroso si è applicato, ed ha stimato che la soglia dell’immunità di gregge si raggiungerebbe con circa il 50-67% della popolazione immunizzata. 

 

È vero, ci sono ancora molte domande aperte su come l’immunità di gregge potrà effettivamente contribuire al controllo della pandemia da SARS-CoV-2 e alla prevenzione di epidemie future. D’altra parte, però, alcuni fatti sono molto chiari.

 

Nonostante i vaccini, quando disponibili, richiedano mesi per essere distribuiti e sforzi incredibili per superare lo scetticismo, essi sono effettivamente in grado di raggiungere la soglia dell’immunità di gregge, e in molto meno tempo di quanto sarebbe possibile tramite infezione naturale. Si, perché dovete sapere che l’immunità di gregge non è mai, e ripeto, mai, stata raggiunta tramite infezioni naturali. Nel corso della storia, gli agenti patogeni umani che hanno causato malattie debilitanti, come il vaiolo e la poliomielite, sono circolati nella popolazione per secoli o millenni senza mai raggiungere questa soglia. Sono stati sconfitti solo attraverso campagne di immunizzazione che hanno richiesto anni di sforzi e investimenti.

 

Le vaccinazioni, inoltre, possono produrre risposte immunitarie più robuste, durature e protettive rispetto alle infezioni. Nel caso del SARS-CoV-2, molti studi hanno ormai dimostrato come questo sgraditissimo ospite sia in grado di inibire l’attività di alcune proteine (nello specifico, ad esempio, gli interferoni di tipo I, ma non solo loro!) che guidano nel nostro corpo le reazioni antivirali innate che sono fondamentali sia per l'iniziale soppressione della replicazione del virus, sia per la successiva induzione di una buona immunità adattiva. La titolazione (volgarmente, la conta) degli anticorpi nel sangue a seguito di infezione da SARS-CoV-2 può diminuire rapidamente entro pochi mesi, suggerendo una “memoria” immunitaria di breve durata. 

Gli attuali vaccini in studio nelle sperimentazioni cliniche in fase avanzata di fatto non causano l'infezione da SARS-CoV-2 e quindi non ci si aspetta che interferiscano con le risposte immunitarie innate o adattive, anche se non ci sono ancora, per ovvie ragioni temporali, dati disponibili sulla durata dell’immunizzazione.

 

Quel che è certo, e più importante, è che decenni di ricerche affidabili dimostrano che i vaccini sono un mezzo sicuro ed altamente efficace per prevenire malattie infettive diffuse e sono l'unico approccio moralmente e scientificamente accettabile per ottenere l'immunità di gregge su scala nazionale e globale.

 

Grazie dott.ssa Rasmussen per il suo articolo. 

 

E che il gregge si scateni pure a questo punto…purchè sia per andare a fare il vaccino!

La salute è fisica, mentale e sociale...anche in tempi di COVID-19!

La salute è fisica, mentale e sociale...anche in tempi di COVID-19!

Approfitto oggi per condividere questo articolo della giornalista Concita De Gregorio, inviatomi da una persona cara: L'esperto che in tv nessuno ha invitato.

Vi invito a leggerlo e poi, se avete voglia, tornate su questo post e continuate a leggere me. 

Iniziamo a parlare di psicologia in tempi di pandemia. E partiamo dall'inizio, quindi col ricordare che la Costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS; oppure World Health Organization, WHO, come potete anche trovarla citata) sancisce che "la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità". Questa definizione si basa sul modello bio-psico-sociale (rappresentato nell'immagine), secondo cui la persona va considerata in tutta la sua complessità, e quindi il suo stato di salute e benessere, o al contrario di malattia e malessere, è il risultato dell'intreccio di tanti fattori: sociale, biologico/medico, psicologico e spirituale

Siamo abituati a pensare a malattia e salute come i due estremi di una stessa linea. Proviamo invece a dividerli: lo stato di una persona può essere caratterizzato da alti o bassi livelli di malattia e, contemporaneamente, da alti o bassi livelli di salute. Vi faccio un paio di esempi. Una persona può soffrire di una malattia (quindi avere alti livelli di malattia), ma percepire un elevato livello di salute. Al contrario, una persona biologicamente sana, quindi con bassi livelli di malattia, potrebbe percepire un forte malessere, e quindi provare bassi livelli di salute. 

Com'è possibile questo? Perchè mente e corpo sono diversi, ma, come scrivevo prima, strettamente interconnessi tra di loro. Noi professionisti della malattia e della salute mentale dobbiamo non solo prevenire e trattare la malattia, ma anche promuovere la salute.

Lo sapevate che studi scientifici hanno dimostrato che per avere un buon livello di salute mentale dovremmo provare 7 emozioni positive (per lo più gioia, sorpresa, serenità) per ogni emozione negativa nel corso della giornata? E che le emozioni positive influenzano positivamente il nostro funzionamento cognitivo? E ancora, che le emozioni positive favoriscono il recupero fisico e, mediamente, allungano la vita?

Magari in uno dei prossimi post ve ne parlo meglio...intanto, allenatevi tutti i giorni a fare anche solo una cosa che vi fa stare bene (e ad esporvi per un pò alla luce solare!), soprattutto in questi tempi di COVID-19. Vedrete che risultati!

 

 

La scienza è per tutti

La Scienza, nonostante i suoi sforzi, ha dei limiti. I limiti umani. La sua bellezza e la sua forza stanno nel non arrendersi mai, nel vedere il lato positivo degli insuccessi, nel gioire dei piccoli traguardi, che sono meno fragorosi di quelli grandi, ma molto più frequenti; nel rimboccarsi le maniche tutti i giorni per cercare di fare di questo mondo un posto un pochino migliore. Per tutti. Per questo, sono convinta che tra i doveri di chi la pratica, ci sia il saper rendere il sapere scientifico semplice e fruibile per tutti (e non per questo meno scientifico!). Di far arrivare la Scienza ovunque e da chiunque. 

Questo blog è il mio tentativo (uno dei tanti, più o meno di successo) di divulgare al pubblico conoscenze e studi scientifici.

 

Buona lettura!